Quante volte davanti ad un progetto ci chiediamo, insistentemente, "come lo realizzo"? E quanto spesso ci accorgiamo di dedicare energie e risorse smisurate alla creazione di caratteristiche o requisiti di forma utili a costruire il contenitore e non il contenuto?
La soluzione, quasi sempre, si trova nell'attesa, nel rifiuto della smania di arrivare e nel porsi la domanda giusta.
Non "come lo faccio" ma "perchè lo faccio".
Questo differenza di approccio è in grado di segnare lo spartiacque tra la buona e la cattiva riuscita di un progetto e l'estate, nella sua calma apparente, può essere d'aiuto. Così ogni pausa va dedicata al riposo dalle fatiche ma anche all'analisi e alla comprensione delle idee vecchie e nuove; in un'entusiasmante attività di rielaborazione.
Vi state chiedendo cosa bolle in pentola, osservando il titolo di questo post, lo so; e fate bene.
Molti di voi conoscono la rappresentazione che da tre anni il GGV (gruppo genitori volontari) allestisce per i bambini della scuola dell'infanzia, le emozioni che dona il mettersi in gioco davanti a loro, la grande energia e l'entusiasmo che hanno permesso di farli e farci divertire. C'è chi ha scommesso sulla propria credibilità indossando una parrucca o delle orecchie da topo, chi si è vestito da rana, da riccio, da mago o da supereroe. Chi ha fatto la nuvola, o la goccia d'acqua o, ancora di più, un elemento naturale.
Mi sono allora chiesto "perchè facciamo tutto ciò". Non è certo solamente la raccolta fondi. Lo facciamo per i nostri figli e quelli di tutti (come se fossero i nostri). Ma soprattutto perchè un modo per ritrovare noi stessi nella spensieratezza dei gesti che durante le prove ci siamo inventati; dando spazio alla nostra creatività senza limiti.
Allora mi chiedo, lanciando lì una piccola provocazione: se lo proponessimo anche ai bambini? se ci fosse la possibilità di creare un laboratorio teatrale dei bambini, da svolgere durante l'anno, in un posto dove dare spazio alla creatività e alle emozioni che il teatro è in grado di suscitare in chi lo fa e in chi lo guarda?
Ecco il perchè del titolo "spazio ricreativo cercasi". Iniziamo da qui. da un posto magico in cui far interagire in nostri bimbi in modo libero ed educativo. Iniziamo a pensare non al "come" ma al "perchè" potremmo inventare un posto simile e le risposte verranno fuori da sole. La prima: per gioco, sicuramente. Perchè attraverso questo bambini e adulti si esprimono e si relazionano, abbandonando il concetto passivo di divertimento che gli viene fornito da televisione e cellulari. La seconda: per crescere, altrettanto. Perchè attraverso il teatro si cresce, venendo in contatto con le proprie emozioni, i sentimenti, la fantasia e i movimenti del proprio corpo. La terza: per conoscerci e accoglierci con le differenze che ci contraddistinguono e ci tengono insieme allo stesso tempo.
La mia idea, quindi, è quella di creare un vero laboratorio teatrale per bambini a Salzano dove poter sviluppare l'arte del gioco, della finzione e della messa in scena. E magari che il teatro sia un pretesto per aprire questo luogo anche ad altre attività come letture animate, giochi, laboratori o altro. Un posto insomma dove i bimbi possano trovarsi, esprimersi ed inventare. Ma soprattutto un posto dove riappropriarci del luogo in cui viviamo, rendendolo divertente, condiviso e partecipato.
Forse è chiedere troppo?
Ci vuole uno spazio.
Già.
Spazio creativo cercasi..........io lo sto già cercando.
GGV!!!! Al lavoro......!!!!!!
Viaggiare assieme ai nostri figli, crescendo con loro: percorsi differenti su strade sovrapposte
venerdì 21 agosto 2015
sabato 1 agosto 2015
LA MATERIA DELL'AMORE
Mentre, come al solito dopo la doccia, lui le asciugava i suoi lunghi capelli, lo guardò negli occhi con il suo sguardo indagatore e se ne usci con una delle sue domande esistenziali. Alzò la testa, costringendolo a spegnere l'asciugacapelli e disse sottovoce, con tono fermo e deciso di chi vuole una risposta precisa e soddisfacente: "papà, tu vuoi bene prima alla mamma, poi a me e poi a mia sorella, vero?" In quel "vero" di chiusura c'era tutta la speranza di sapere come funzionano queste cose sull'amore e altri affetti ma la risposta del suo papà la stupì. "No, tesoro, il bene che si vuole alle persone non può andare in una classifica, nè essere misurato e confrontato. Ogni amore è unico e prende le forme che vuole"
Allora, come se avesse colto l'importanza del dialogo, candida confessò di non aver capito molto e così il papá le fece un esempio. Le disse che l'amore è più o meno come quando lei colora il cielo nei suoi disegni: si può scegliere l'azzurro chiaro o il blu intenso, ma sempre cielo rimane, e che appare a noi con tinte diverse a seconda del momento.
Per un attimo tutto le apparve chiaro, completo, ma qualcosa non la convinse. Come se il paragone del cielo le facesse sfuggire il lato pratico e sostanziale dell'amore che si prova tutti i giorni. Dunque prese fiato e puntando dritta al bersaglio bisbiglió: "ma di che materiale sono questi amori, cioè di cosa sono fatti quelli che provi per la mamma e per noi?" Li per li non avrebbe voluto rispondere ad un interrogativo così campato in aria. Se l'amore non si poteva classificare figuriamoci descriverlo nella sua materia. Follia. Poi accettò la sfida. Questa vota prese lui fiato e, sospirando un pochino, disse: "Vedì tesoro, il mio amore verso la mamma è fatto di pietra, di roccia, non perché sia duro, bensì perché è costruito nel tempo, giorno dopo giorno. Come tutte le pietre si può, scheggiare rompere o addirittura sbriciolare ma il suo essere pietra anche piccolissima ti dice che non può sparire del tutto, neppure se il tempo lo trasforma in un granello di sabbia.
L'amore mio per te che stai crescendo è fatto di elastico, si tende e si molla ogni giorno; sarà lungo verso l'infinito quando ti allontanerai nel crescere o dopo le litigate tra noi, senza però rompersi mai, per poi accorciarsi e tornare come adesso, un elastico che ci tiene stretti stretti. Così questo elastico è il segno del legame tra me e te che ci sarà per sempre. Quello per tua sorella invece è fatto di cotone perché lei è ancora piccola e il suo essere soffice la aiuta a crescere protetta da tutto finché non sarà grande. L'amore di cotone non resta per sempre ed ha bisogno di essere trasformato in altre cose, come appunto il cotone stesso.
Per un attimo ci fu silenzio e come se non fosse successo nulla, con un sorriso a denti interrotti lei sbottò nel più spensierato dei: "Dai, papà, finisci di asciugarmi il capelli!!!!!"
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