Il primo perché nella loro semplicità hanno attraversato decine e decine di anni, rimanendo indenni al passare degli anni e svelando con maggiore vigore la loro forza nel contrastare l'involuzione quotidiana a cui andiamo incontro.
Il secondo invece perché appaiono come facce di una stessa medaglia; da un lato la magia e l'immaginazione rivolta all'infanzia, dall'altro la "lezione" per il mondo adulto. Scopri così nella sala che le prime risate vengono sostituite da qualche sospiro dei grandi che hanno accompagnato i loro figli al cinema. Ai piccoli arriva il fascino di un'avventura senza tempo....un viaggio tra pianeti lontani e concetti profondi come "addomesticare" e "guardare con il cuore". Agli adulti invece arrivano schiaffoni a destra e a manca, come l'eterno "è il tempo che hai dedicato alla tua rosa che la rende unica" o il pugno allo stomaco del "il problema non è diventare adulti ma è dimenticare". Già, dimenticare che può non esistere un motivo per cui si guarda un tramonto o si legge un libro, o dimenticare che può essere piacevole il trascorrere del tempo senza che ciò ci faccia venire in mente di perderlo o addirittura di sprecarlo.
E allora ti vedi, all'uscita, negli occhi degli altri adulti, mentre cerchi di ricordare dov'è la tua rosa a cui ha dedicato tanto tempo o quanto ti è costato far diventare grande il piccolo principe dentro di te, senza magari riservagli un posto dove poste trovare sempre. E ti solleva sapere che lui non se ne va mai, solo se lo guardi con gli occhi del cuore, lasciando stare ciò che il mondo definisce essenziale e cercando il "tuo essenziale".
Allora ti viene da guardare tuo figlio è chiedergli: "mi porti al cinema?"

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