Ho visto un gesto. Anzi, a dire il vero, ne ho visti più di cento domenica. Lo stesso gesto, naturale come il respiro, ripetersi più volte e trasmettersi come la musica ad alto volume su spazi aperti.
Una sorta di carezza, un'insieme di complicità e fiducia. Un gesto semplice. Tenersi per mano.
Ogni papà, senza dubbio, ha sentito scorrere quell'elettricità, risultato di un'emozione insolita, quando domenica pomeriggio, durante la corsa ha tenuto per mano il proprio figlio, anche se per pochi metri, vedendolo poi sfrecciare come il vento.
Così senza guardare la corsa, mi sono soffermato sull'intensità di quella stretta, di quella presa che mia figlia, come gli altri, ha cercato, voluto e proseguito fino al traguardo.
Può dunque un gesto così elementare nascondere tanti significati al punto da poter trascorrere minuti senza dirsi nulla e contemporaneamente comprendere ogni cosa?
Se avete stretto la mano dei vostri figli sono certo che avete percepito il senso di possesso. Non il vostro, ma il loro. Avete compreso che da lì non ci si tira indietro, non si fermano le emozioni, come durante una finale del vostro sport preferito. Siete stati prigionieri dell'amore che i vostri figli hanno per voi
Poi, dopo il possesso è arrivata la vibrazione della richiesta d'aiuto, dell'affidarsi a voi, in quell'avventura (una corsa) tanto innocua quanto per loro eccitante. Ed avete assaporato l'emozione di essere un riferimento, o forse un'àncora nella navigazione.
Non un porto, non pretendete troppo. Per essere porto che accoglie si dev'essere madri, con la consapovolezza e la certezza dell'approdo che noi padri non abbiamo. Ma per un po' siamo stati bussola nel percorso, sostegno nel fiatone (anche il nostro)
Agli ultimi metri poi, avete realizzato la complicità, mescolata alla gioia di dare gioia. E ancora siete riusciti, spensierati, a guardare il mondo dal metro di altezza, con le emozioni di chi vede tutto enorme, amplificato ed irripetibile.
Quella medaglia riflessa negli occhi di chi non si è nemmeno chiesto che posizione avesse in classifica. Quell'abbraccio che ora è riprodotto in centinaia di foto, dove non c'è la stetta di mano che vi chiede "stai con me papà", ma in cui le braccia vi cingono il collo come a premiarvi per il pomeriggio trascorso.
A ciascuno la propria medaglia.
E' difficile commentare le tue parole, posso solo riportare la mia esperienza.
RispondiEliminaL'adrenalina mia e di Emma prima della corsa, quella stretta di mano che si è protratta dall'inizio alla fine anche se non ci faceva correre tanto bene, Emma che ha parlato per tutto il tragitto, i momenti di entusiasmo, quelli di difficoltà e di sconforto, l'estrema voglia di vivere solamente il presente senza pensare a niente altro che al battito del nostro cuore al rumore dei nostri passa al nostro essere padre e figlia, la gioia del traguardo non un nodo che mi saliva alla gola, il viso di Emma arossato e il suo fiatone....esperienza ed emozioni che non dimenticherò mai !!!!