Il legame che abbiamo con le favole è profondo e probabilmente anche eterno. La magia dell'illusione che pervade i nostri sensi ci accompagna da sempre e, come diceva Oscar Wilde, l'illusione è il primo di tutti i piaceri
Se quindi questa compagna di viaggio è tanto innocente quanto fondamentale mi chiedo perché quotidianamente ce ne priviamo, uccidendola lentamente sotto i colpi di un realismo che meriterebbe più interruzioni di un programma sulle reti Mediaset.
Ma soprattutto mi chiedo perché priviamo i nostri figli dell'arte del fantasticare e nelle ipotesi peggiori non la insegniamo neppure, catapultandoli in anticipo nell'essere adulti per forza.
C'è un momento magico per quest'arte. La favola della buona notte.
Mi accorgo quanto quello spazio di pochi minuti sia per le mie figlie di vitale importanza.
Attraverso la voce rassicurante di mamma e papà, in nostri figli giocano con le immagini, inventano trame e finali sorprendenti e, nel loro animo, distinguono il bene dal male.
Nessuno può sostituire la nostra capacità di raccontare, nè la tv, nè il vecchio "racconta storie" con il campanello che segnava di voltare pagina; perchè anche se non siamo dei grandi lettori, la nostra presenza è come quella di un capotreno che controlla il loro viaggio verso le braccia di Morfeo. Mi piace pensare che non abbia alcuna importanza la fiaba raccontata, se vi sia come protagonista un eroe principesco o un personaggio inventato; amo fantasticare nello sguardo di chi ascolta e a sua volta crea un mondo immaginario, mentre gli occhi involontariamente si chiudono.
In quel momento ci rendiamo conto quanto siano ancora fragili ed incuranti del mondo, privi di alcuna paura, abbandonati ai loro "facciamo che" o alle trasformazioni più impensabili. Lo possiamo vedere nella penombra del loro sonno; sbirciando tra il cuscino e il lenzuolo, dove fa capolino quella smorfia di soddisfazione mista a serenità per l'avventura appena conclusa.
Prima che si addormentino dunque abbiamo un'occasione, anzi due.
Quella di tramandare la conoscenza di un talento innato: il saper inventare. Perchè i nostri figli ce l'hanno fin dalla nascita, ma trattandoli da adulti se ne dimenticano in fretta e trascinano nel nulla tutto ciò che ci permette di vedere la realtà con occhi diversi.
La seconda è conservare quel talento innato trasformandolo e a volte apprendendolo nuovamente. Un'opportunità di recuperare noi stessi in quei magnifici istanti, dove tutto è concesso. Basta voltare pagina ed immaginare una nuova realtà. Non importa che sia entusiasmante, faccia paura o provochi un pizzico di dolore: in un attimo tutto passa e si trasforma in sorriso, quando i loro occhi incrociano i nostri tra le "pagine e chiare e la pagine scure"
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