mercoledì 22 aprile 2015

MASCHI E CUCINA, FEMMINE E LOTTA

Una delle esperienze più entusiasmanti e impegnative è quella di trovarsi di fronte gli "eventi storici" con i  nostri figli o cercare di fare chiarezza sui comportamenti degli adulti che, notoriamente, si riempiono la bocca di buoni propositi per poi non rispettarli mai. La domanda è: siamo in grado di raccontare loro la storia senza falsi moralismi o retropensieri?
Il dubbio sembra comico (direte voi) davanti a bambini piccoli che hanno "bisogno di verità impacchettate e pronte"; diventa profondo invece quando si pensa all'educazione come libertà da ogni pregiudizio ed opinione precostituita. Conoscere ciò che accade attorno a noi fa parte dell'educazione cui siamo chiamati.
L'anniversario della Liberazione il 25 aprile, aldilà del fatto storico in sè attorno al quale c'è poco da speculare o da rivedere letture e/o ulteriori interpretazioni, è un'occasione per guardarci dentro ed osservare, con un pizzico di autoironia, come spieghiamo la realtà ai nostri figli.
Se qualcuno guardasse dall'alto ci vedrebbe impegnati per prima cosa nel dividere il mondo in due grandi categorie, come si faceva a scuola durante il gioco del silenzio, buoni da una parte e cattivi dall'altra. Ma è davvero questo che vogliamo insegnare ai nostri figli? Dare già un giudizio a prima vista nei confronti di tutti, seguendo schemi che potrebbero cambiare nel tempo? Quanto a fondo va il concetto di buono o di cattivo?
Forse dovremmo dire che il mondo si divide tra chi è libero e chi non lo è, perchè qualcuno su di lui tiranneggia o perchè è egli stesso schiavo di sè e delle sue idee.
Pretendere che crescano catalogando il mondo attorno a loro secondo ciò che ci appare buono o cattivo è la prima forma di schiavitù. Insegnare che la vera forma di libertà personale passa per la libertà altrui è un gesto lungimirante. In un'epoca passata si diceva che libertà è partecipazione, obbligando per certi versi a schierarsi, a "stare o di qua o di là". In un momento come oggi, per i nostri figli e il loro futuro "libertà è accoglienza". Come accettazione reciproca di ciascuno di noi, del pensiero che ognuno esprime e della cultura cui appartiene.
Non serve pensare a grandi concetti quali integrazione razziale, credo religioso, o provenienza: ai bimbi basterebbe esaltare la diversità. Celebrando la "liberazione da tutti i pregiudizi e i limiti", pensando alle semplici caratteristiche che ci contraddistinguono e non corrispondono ai "modelli imposti".
Ai taciturni, dunque, agli introversi, ai solitari, ai pigri,  ai non tecnologici, a chi non guarda la tv, a chi esce dagli schemi. Ai maschi che giocano con le cucine e alle femmine che fanno la lotta.
Tra le altre cose, spieghiamo loro che il 25 aprile festeggiamo la liberazione da noi stessi: gli unici grandi nostri nemici.

C'è un libro che parla di razzismo, un concetto che va oltre il colore della pelle:

"La persona razzista non prova il bisogno di giustificare le sue opinioni e i suoi giudizi. Ha delle certezze, si costruisce delle evidenze indiscutibili, delle verità non contestabili.”                                 

Tahar ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Ed. Bompiani  


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