Ciò che però non capisco è perchè qui ci insegnano a restare da soli, a non guardare i quaderni dei nostri compagni, a non imparare osservando i pregi e i difetti di tutti. Ogni posto ci insegna a fare da soli: il "tuo" banco, la "tua" sedia. Mentre alla scuola dell'infanzia tutto era di tutti e la prima regola era "condividere".
Ma la cosa strana è che avete impiegato tante energie ad insegnarci che non è bene dire "mio" e che ogni oggetto presente in classe era di tutti, mentre ora invece tutto si inverte. Devo fare attenzione alle mie penne, ai miei quaderni, al mio zaino e alla mia merenda; devo cercare di non perderle nè di farmele rubare, come se ci fossero bambini ladri o cattivi. Sono sempre i miei compagni! Gli stessi dell'anno scorso.
L'unica cosa che non è davvero cambiata sono le dolci carezze che le nuove maestre mi fanno sulla testa, un gesto bellissimo che incontro ogni mattina e che mi fa sentire a casa. Come quando si chinano ad ascoltarci quando abbiamo qualcosa da dire, un piccolo movimento che avvicina il mondo dei grandi al nostro. Vorrei sapere da voi, mamma e papà, se diventare grandi vuol dire davvero tornare egoisti, pensare solo a noi stessi, senza guardare gli altri. Se vuol dire sospettare, dubitare e giudicare come spesso vi sento fare fuori dai cancelli. O se magari crescere vuol dire semplicemente camminare assieme ai miei compagni, ridendo, giocando ed imparando grazie ai voi e alle mie maestre, le quali hanno già iniziato a volermi bene. E questo mi basta.
Ora vi saluto, qui in classe stiamo aiutando un compagno che non ha portato l'astuccio. So che capirete se gli regalo la mia gomma.
Un abbraccio.
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