Essere padri ha in sè la somma di queste difficoltà; non tanto per chi guarda o giudica l'interpretazione di quel ruolo, quanto per chi quel ruolo lo vive tutti i giorni, spesso arrancando nella fase di studio del personaggio e nelle battute da recitare. Domande come "qual'è l'amore che ho verso i miei figli?" o "quanto grande è l'amore che dono a loro?" appaiono non adatte al "sesso forte" che spesso non se le pone per paura di una risposta sincera. Avere figli, invece, è forse l'unica vera occasione per essere nudi davanti a noi stessi e di scoprire che l'inadeguatezza di cui molti sono affetti è solo il punto di partenza. Sentirsi inadatti nei tempi e nei modi di un amore per alcuni incomprensibile e sbalorditivo per intensità, infastidisce e soprattutto spaventa al punto da spingere a rifiutarlo, chiudendo le porte al nuovo e all'impetuoso. I padri non devono sentirsi inadatti o fuori luogo, bensì sgomitare con le madri per ottenere quel ruolo importante che anno dopo anno li fa crescere, cambiando ed innovandosi magari o fa sì che vengano compresi nel loro modo di amare. Un amore inadeguato; per questo puro e senza filtri, ma che troppo spesso si evita di conoscere, conmprendere e stimolare.
Viaggiare assieme ai nostri figli, crescendo con loro: percorsi differenti su strade sovrapposte
mercoledì 30 settembre 2015
UN AMORE INADEGUATO
Credo sia facile dipingere ritraendo qualcosa che agli occhi di tutti appare perfetto. Soprattutto se ci limitiamo a tratteggiarne i contorni o a duplicarne i colori. Più complicato si pone invece il tutto quando si tratta di dare la giusta luminosità, o ancor più quando si cerca di dipingere le emozioni che quel qualcosa di trasmette. Davvero arduo è poi il tentativo di trovare un senso in ciò che dipingiamo e di comprendene l'essenza.
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